Una cozza alloctona minaccia i nostri laghi: è la cozza quagga, specie aliena invasiva ampiamente diffusa a Nord delle Alpi

La presenza del mollusco 'killer' Dreissena bugensis, comunemente detta “quagga mussel“ mette in pericolo interi ecosistemi acquatici perché basta una larva per colonizzare un lago

Una cozza alloctona minaccia i nostri laghi: è la cozza quagga, specie aliena invasiva ampiamente diffusa a Nord delle Alpi

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A Sud delle Alpi si parla poco di lei. Tuttavia, la sua presenza aleggia come un fantasma anche nelle acque dei nostri laghi. Sebbene sia stata avvistata fisicamente nel 2022 nel lago di Garda, la sua presenza è stata confermata anche nel Lago Maggiore e nel Lago di Lugano, diffondendosi rapidamente nei laghi del nord Italia. dove sembra solo una questione di tempo prima che questa specie invasiva si diffonda. Per una sua diffusione capillare, è quindi probabilmente questione di tempo: una volta che questa specie si insedia in un lago, è impossibile liberarsene. Diversa la situazione a Nord delle Alpi, dove i fondali del lago di Ginevra, Costanza, Lemano dove l’animale è stato individuato per la prima volta nel 2015 e Neuchâtel sono ormai tappezzati da estesi strati di cozze. Questa invasione sta avendo già effetti tangibili sulle infrastrutture: i molluschi ostruiscono le tubature di prelievo dell’acqua utilizzata a scopo potabile o termico, causando danni per milioni di euro in lavori di manutenzione. Ma come è stato possibile che tutto ciò si sia verificato? La Dreissena rostriformis bugensis, un mollusco, comunemente detto “quagga mussel”, spiega la D.ssa Diana D’Agata, Veterinary Surgeon nel Regno Unito, esperta di fauna acquatica, è una specie di mollusco bivalve originario del fiume Dnieper che nasce dalle colline Valdai in Russia e sfocia, dopo aver percorso l’Ucraina, nel Mar Nero e nel mar Caspio, quest’ultimi collegati artificialmente tramite il Canale Volga-Don. Predilige le acque dolci o salmastre, e la sua dimensione, a differenza delle cozze commestibili che conosciamo, non supera i 4 cm. La cozza quagga assomiglia alla cozza zebrata, proprio come il suo omonimo (quagga) assomiglia alla zebra. Il guscio di cozza quagga può essere distinto dal guscio di cozza zebra perché è più chiaro verso l'estremità della cerniera. È anche leggermente più grande della cozza zebra. Si nutre filtrando le acque (fino a un litro o più al giorno), rimuovendo fitoplancton, zooplancton e alghe. Il problema è che può formare tappeti di biomassa fino a 200 metri di profondità, attaccandosi a eventuali tubature che passano nei fondali e a manufatti portuali. Potrebbero, pertanto, verificarsi dei danni. Ha una durata dai 3 ai 5 anni. La sua presenza è ormai diffusa in vaste parti dell’Europa e nei laghi dell’America del Nord, dove è arrivata verso la fine degli anni ’80, vent’anni prima che in Europa. A rendere le cozze quagga delle ottime viaggiatrici anche fuori dall’acqua, c’è la loro capacità di sopravvivere fino a 90 ore senza risentirne particolarmente. Le cozze attaccate alle imbarcazioni o alle attrezzature per sport acquatici vengono così trasportate involontariamente da un lago all’altro. Dunque, si tratta di una specie altamente invasiva tanto che, come successo nel lago di Costanza, è stata in grado di soppiantare anche le specie aliene precedentemente presenti, colonizzando velocemente l'intero l'ambiente". Al fine di proteggere i nostri laghi dal problema delle specie aliene, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ponendo, dunque, un freno ad un ulteriore fenomeno invasivo è necessaria una legge nazionale che preveda il lavaggio a fondo delle imbarcazioni in arrivo, con il rilascio di una certificazione da parte dei cantieri nautici abilitati affinché possano essere messe in acqua. Il fatto che tracce di questa specie invasiva siano già state rilevate non rende vane queste misure di prevenzione: ogni possibilità di rallentamento di una sua diffusione è una buona occasione per limitarne l’insediamento dei nostri laghi, e quindi i danni da essa causati.

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