Tragedia alla Maratona di New York: muore a 24 anni Rachel Apa a pochi metri dal traguardo
Lo "Sportello dei Diritti": «Un monito per tutti gli sportivi sugli sforzi fisici estremi»

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La leggendaria Maratona di New York si è tinta di tragico quest'anno. Una giovane podista di 24 anni, Rachel Apa, ha perso la vita dopo essere collassata a poche centinaia di metri dal traguardo, nel cuore di Central Park. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori e i disperati tentativi di rianimazione, la ragazza è deceduta sei ore dopo il ricovero. Secondo quanto riportato dai media locali, i medici hanno diagnosticato alla giovane la rabdomiolisi, una grave sindrome clinica caratterizzata dalla rapida disgregazione dei muscoli scheletrici. Questa condizione comporta il rilascio diretto nel flusso sanguigno di componenti cellulari (come mioglobina, creatinchinasi ed elettroliti) che possono causare complicazioni fatali, tra cui una setticemia fulminea e l'insufficienza renale. Rachel, originaria di Lewisberry, una cittadina della Pennsylvania (USA), godeva di "perfetta salute", lasciando la famiglia e il padre in uno stato di totale shock e incredulità per una morte così improvvisa. La giovane stava correndo con un nobile obiettivo: raccogliere fondi per la Parkinson's Foundation, per finanziare la ricerca sulla malattia che le aveva strappato il nonno pochi anni prima. Poco prima del via, aveva espresso con orgoglio la sua felicità nel correre per sensibilizzare l'opinione pubblica e migliorare le cure. La stessa fondazione ha espresso il proprio profondo cordoglio, stringendosi attorno alla famiglia e alla comunità dei corridori. Sulla vicenda è intervenuto Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” che rileva come questo drammatico evento debba fungere da severo monito per tutti gli sportivi. La rabdomiolisi può infatti essere scatenata da sforzi fisici estremi o prolungati, allenamenti eccessivi senza il dovuto recupero o colpi di calore. L'associazione invita a non sottovalutare mai i segnali del proprio corpo e a calibrare sempre l'intensità delle prestazioni atletiche, specialmente in competizioni di resistenza che spingono l'organismo oltre i propri limiti fisiologici.
