Terrore a Malibu: kayakista ricoverato dopo il doppio attacco di uno squalo mako

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Il 4 ottobre 2026, una tranquilla mattinata di pesca sportiva si è trasformata in un vero e proprio incubo nelle acque della California. Un pescatore in kayak è stato d'urgenza ricoverato in ospedale a seguito di un drammatico incontro ravvicinato con uno squalo mako al largo di Paradise Cove, una delle località balneari più note e frequentate di Malibu. La dinamica dell'incidente, inizialmente descritta dai soccorritori come un attacco non provocato, è stata successivamente chiarita dalle autorità locali, che hanno riclassificato l'evento come un grave incidente di pesca. Secondo quanto ricostruito dai funzionari, l'uomo si trovava a circa 800 metri dalla riva quando ha agganciato l'esemplare di squalo mako. Nel tentativo di gestire la cattura e successivamente liberare l'animale, la situazione è rapidamente precipitata. Alex Buford, bagnino della contea di Los Angeles che è intervenuto sulla scena, ha descritto i concitati momenti dell'aggressione ai media locali: "L'uomo era riuscito a portare lo squalo vicino o a bordo del kayak. A quel punto lo squalo lo ha morso una prima volta. Il pescatore ha cercato di lasciarlo andare, ma l'animale è tornato alla carica, ha ribaltato l'imbarcazione scaraventando l'uomo in mare e lo ha attaccato nuovamente, colpendolo con un secondo morso alla gamba". Il dipartimento dei vigili del fuoco della contea di Los Angeles ha confermato il tempestivo intervento delle squadre di emergenza, che sono riuscite a stabilizzare la vittima sul posto e a mettere in sicurezza lo specchio d'acqua circostante prima del trasporto in ospedale. Fondamentale per il salvataggio è stato anche il supporto di un peschereccio che si trovava nelle immediate vicinanze e che ha prestato i primi soccorsi. Sulla vicenda è intervenuto anche Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che ha rilanciato la notizia evidenziando i potenziali pericoli legati alla pesca d'altura su imbarcazioni leggere come i kayak, dove la gestione di grandi predatori marini può rivelarsi fatale. Le condizioni del kayakista rimangono monitorate dai medici, mentre le spiagge dell'area sono state poste sotto sorveglianza preventiva.
