Storica sentenza a Saint Martin: per la prima volta al mondo lo stato e un ente locale condannati a risarcire i danni per un attacco mortale di squalo

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SAINT-MARTIN – Il Tribunale Amministrativo di Saint Martin ha emesso una sentenza senza precedenti a livello globale. Per la prima volta nel panorama giuridico mondiale, un tribunale ha riconosciuto lo Stato e una Collettività territoriale (COM) responsabili civili e condannati al risarcimento dei danni a seguito del decesso di una bagnante causato dall'attacco di uno squalo. Il 10 dicembre 2020 la donna di 38 anni stava nuotando a 150 metri dalla riva nella baia di Orient Bay quando, tra le 13:50 e le 14:00, è stata attaccata da uno squalo tigre, morendo sul colpo. Il suo corpo è stato ritrovato vicino a un trampolino galleggiante; non si trovava in una zona in cui la balneazione fosse vietata o segnalata come non sorvegliata o pericolosa. La Collectivité è l'autorità competente per la regolamentazione della balneazione entro 300 metri dalla riva. Pertanto, il presidente della COM deve "garantire la sicurezza dei bagnanti sulle spiagge e, in particolare, avvertire dei pericoli che vanno oltre quelli contro i quali i bagnanti sono normalmente tenuti a proteggersi". In altre parole, avvertire dei pericoli diversi da quelli ordinari a cui i bagnanti sono normalmente tenuti a prestare attenzione. Con la sentenza emessa il 21 maggio 2026, i giudici hanno condannato la Collettività territoriale (COM) e lo Stato francese al risarcimento dei danni morali subiti dai familiari, ravvisando una responsabilità concorsuale delle istituzioni nella gestione della sicurezza delle acque e dei rischi legati alla presenza di squali nella zona. Nello specifico i giudici amministrativi hanno ravvisato gravi lacune e omissioni istituzionali nella gestione della sicurezza balneare e nella prevenzione del rischio, stabilendo un principio di responsabilità pubblica che potrebbe riscrivere le tutele legali nelle zone costiere ad alta densità faunistica. Nonostante la condanna pecuniaria inflitta alle istituzioni per i danni morali subiti dai familiari, la sentenza introduce un fondamentale elemento di attenuazione: la vittima è stata riconosciuta in parte responsabile dell'evento. Secondo il dispositivo del Tribunale, la condotta della nuotatrice ha configurato una parziale imprudenza, avendo nuotato in condizioni o in un'area che presentavano elementi di rischio, riducendo di conseguenza la quota totale del risarcimento posta a carico delle autorità pubbliche. Il caso, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si sposta ora in secondo grado e promette di ridefinire ulteriormente i confini del diritto amministrativo. Di fronte alla portata storica e finanziaria della sentenza, il Ministro dell'Interno francese ha immediatamente impugnato il provvedimento, presentando formale ricorso alla Corte d'Appello Amministrativa per chiedere la sospensione urgente dell'esecuzione della sentenza del 21 maggio 2026. Le autorità locali della Collettività di Saint-Martin e i rappresentanti dello Stato rimangono in attesa del giudizio d'appello, che dovrà decidere se congelare l'efficacia dei risarcimenti prima del verdetto definitivo.
