Stop alle truffe degli autovelox: il caso di una foto di un incidente riutilizzata da parte della Polizia in Svizzera
Anche in Svizzera si registrano casi in cui i cittadini si sentono "truffati" o lamentano l'uso improprio degli autovelox e ci sono stati episodi di vere e proprie truffe informatiche a danno degli automobilisti. La polizia di recente ha ammesso i suoi errori, 600 multe da radar sono ora in dubbio. Dopo dei controversi controlli radar sul Kerenzerberg, avvenuti nel 2021, la Polizia del Canton Glarona ha ammesso di aver commesso degli errori. Non vede però alcuna manipolazione criminale

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Tutto il mondo è paese e che scandali, corruzione o problemi sociali sono diffusi globalmente. E’il caso della Polizia cantonale di Glarona, in Svizzera, che ha pubblicato giovedì i risultati di un’inchiesta interna sulle controverse misurazioni della velocità effettuate al Kerenzerberg. L’autorità ammette «debolezze operative e organizzative» nel proprio operato. «Sono stati commessi errori», ha dichiarato davanti ai media il comandante della polizia Richard Schmidt. Non vi sarebbero però violazioni penalmente rilevanti. Anche l’accusa di manipolazione non ha trovato conferme. L’indagine è stata avviata dopo una serie di controlli radar effettuati a Pasqua 2021 al Kerenzenberg, che avevano portato a diversi procedimenti giudiziari. In tre giorni festivi erano stati multati circa 600 automobilisti. Sette di loro hanno impugnato le sanzioni. Tra le critiche, la segnaletica che indicava il limite di 50 km/h, giudicata poco visibile, in particolare in una curva a gomito. La Corte suprema del canton Glarona aveva poi rilevato incongruenze nelle dichiarazioni della polizia e una documentazione insufficiente della situazione stradale. Inoltre, su una fotografia agli atti che avrebbe dovuto mostrare la segnaletica temporanea dovuta a un cantiere vigeva il sospetto di una manipolazione. Da qui la decisione della polizia di aprire un’inchiesta interna. Dal rapporto emerge ora che l’immagine raffigura effettivamente il luogo in questione, ma è stata scattata sei mesi prima dei controlli radar. Le verifiche hanno fatto emergere ulteriori irregolarità: documentazione lacunosa della segnaletica e una planimetria stradale poco chiara. «Non sono stati rispettati gli standard di polizia», ha ammesso Schmidt, sottolineando la necessità di intervenire. Secondo il rapporto, gli errori sarebbero riconducibili a una situazione di sovraccarico durante la gestione dei ricorsi. Il comandante non ha voluto rispondere a domande su eventuali conseguenze a livello di personale. Secondo la corte glaronese, un’ordinanza dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) impone di documentare ogni controllo della velocità con una fotografia. Questo per garantire chiarezza, soprattutto in presenza di segnaletica temporanea, in eventuali procedimenti penali successivi. Una procuratrice, esaminando il ricorso di un automobilista multato, aveva rilevato l’assenza di tale documento negli atti e ne aveva richiesto uno. In seguito, la Corte suprema ha stabilito che la foto fornita successivamente non poteva risalire al periodo pasquale del 2021: sugli alberi presenti nell’immagine vi era troppo fogliame. Da qui il sospetto che lo scatto fosse stato realizzato molto più tardi. Il tribunale ha criticato la polizia per non aver comunicato alla procuratrice la data reale della fotografia. Con un lavoro «così approssimativo», si legge nella sentenza, non è possibile stabilire con certezza se all’epoca il limite di 50 km/h fosse effettivamente segnalato nel tratto interessato. L’inchiesta interna conclude ora che la fotografia non è stata realizzata a posteriori: risale invece a sei mesi prima dei controlli e documenta la stessa segnaletica. Lo scatto era stato effettuato in occasione di un incidente ciclistico avvenuto proprio in quel punto. Il poliziotto responsabile lo aveva trasmesso su richiesta della procura, senza indicarne la data. Il rapporto descrive un agente in difficoltà, con una formazione insufficiente nella gestione dei rapporti con le autorità giudiziarie e nella documentazione delle prove. Nel tentativo di rispondere rapidamente alle richieste, la rapidità avrebbe prevalso sulla precisione. Secondo la polizia cantonale, però, non emergono comportamenti penalmente rilevanti. La vicenda dei controlli al Kerenzerberg è attualmente pendente davanti al Tribunale federale.Il comandante Schmidt non ha voluto commentare la procedura in corso. Non si esclude la possibilità di rimborsi: le multe inflitte ai circa 600 automobilisti potrebbero essere state irrogate in modo irregolare. Questa inchiesta, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ha rilevato l’uso improprio di una fotografia scattata mesi prima, alimentando la percezione che queste apparecchiature radar siano usati per profitto piuttosto che per la sicurezza.
