“Sex extortion”, allerta in rete della Polizia Postale
Lo “Sportello dei Diritti”: seguite i consigli delle forze dell’ordine

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Le estorsioni online, spesso definite come "sextortion", sono un reato grave in cui i criminali ricattano le vittime minacciando di diffondere online materiale sessualmente esplicito (foto o video intimi) a meno che non ricevano un pagamento, altre immagini o incontri sessuali. Per fermare la pubblicazione di contenuti a sfondo sessuale sui social e sulle chat, comprese quelle di genitori, amici e parenti, le forze dell’ordine, con un post sulla sua pagina Facebook “Commissariato di PS Online - Italia”, hanno lanciato un’allerta, l’ultima in ordine di tempo, contro l’aumento di casi di sextortion, un tipo di reato che si sta diffondendo rapidamente, soprattutto tra gli adolescenti. Come segnala il post, il truffatore crea un profilo falso, instaura rapidamente un clima di confidenza e invia per primo una foto intima, chiedendo alla vittima di fare lo stesso. Una volta ricevuta l’immagine, cambia atteggiamento e minaccia di diffonderla ai contatti personali o sui social, chiedendo denaro per non pubblicarla.Il meccanismo si basa su una pressione psicologica immediata e sull’approfittare di un momento di vulnerabilità, curiosità o coinvolgimento emotivo. È importante ricordare che le immagini intime non sono merce di scambio né una prova di fiducia, sono contenuti estremamente personali e, una volta inviati, non è più possibile controllarne l’utilizzo o la diffusione. Chi li riceve può conservarli, duplicarli e usarli come strumento di ricatto. I consigli delle forze dell'ordine sono:
• Non condividere foto o video intimi.
• Diffidare di chi propone rapidamente scambi di immagini personali.
• Non cedere alle richieste di denaro: il pagamento non garantisce la cancellazione del materiale.
• Interrompere immediatamente ogni contatto con il ricattatore.
• Conservare le prove (chat, profili, richieste ricevute).
Se possibile, è meglio disattivare temporaneamente il profilo sul social dove si è stati contattati o impostarlo su “privato”, in modo da non essere rintracciati, neanche in altri social, se si limita l’accesso al profilo le persone che non si conoscono non possono visualizzare la lista di contatti e non si può essere identificati nella foto del profilo. Si tratta di un’efficacie allerta che per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” può evitarci molti grattacapi. Nel caso siate comunque incappati in un ricatto di questo tipo o per segnalare episodi analoghi o richiedere assistenza è possibile rivolgersi alla Polizia Postale attraverso il sito ufficiale del Commissariato di P.S. Online oppure agli esperti della nostra associazione tramite i nostri contatti email info@sportellodeidiritti.org o segnalazioni@sportellodeidiritti.org per valutare immediatamente tutte le soluzioni del caso per evitare pregiudizi.
