Salmonella: Lidl richiama un lotto di farina di pistacchio per sospetta presenza del batterio

Salmonella: Lidl richiama un lotto di farina di pistacchio per sospetta presenza del batterio

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Un nuovo richiamo alimentare interessa un prodotto noto venduto nei supermercati Lidl per rischio microbiologico: la farina di pistacchio Belbake. Il Ministero della Salute ha, infatti, diffuso un avviso di richiamo precauzionale relativo a un lotto del prodotto venduto con il marchio Belbake, a causa della presunta presenza di Salmonella. L’allerta è stata pubblicata nella sezione dedicata del sito della catena, in accordo con le autorità sanitarie competenti. Il prodotto coinvolto è la “Farina di Pistacchio”, venduto in confezioni da 100 grammi (prodotto costituito da pistacchi sgusciati e finemente tritati), mentre il lotto interessato è il L1025287, riconducibile al termine minimo di conservazione (TMC) del 31/10/2026. Il produttore è l’azienda Gustibus Alimentari, con sede in Contrada Milocca. Z.I Dittaino di Assoro in provincia di Enna. Il prodotto è commercializzato a marchio Lidl Italia s.r.l. a socio unico. La motivazione del richiamo, come indicato nel comunicato ufficiale, è la presunta presenza di salmonella, un batterio patogeno che può causare infezioni gastrointestinali anche gravi, soprattutto in soggetti fragili come anziani, bambini e persone immunoc ompromesse. Il prodotto non idoneo al consumo. Si invitano tali consumatori a non consumarlo e a riportarlo al punto vendita per il rimborso. Dunque, chi avesse acquistato la farina di pistacchio appartenente al lotto L1025287 (EAN: 4056489795193) è invitato a non consumarlo e a restituirlo presso il punto vendita di acquisto, anche in assenza dello scontrino. Va precisato che il richiamo riguarda solo il lotto indicato – non risultano coinvolti, infatti, altri prodotti distribuiti da Lidl o da altri rivenditori. La decisione, sottolinea il produttore, è stata presa a titolo precauzionale in collaborazione con le autorità competenti, per garantire la massima tutela dei consumatori. Come sottolineato anche dal Dr. Tozzi, infettivologo, la salmonella è un’infezione provocata da batteri appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriaceae. Si tratta di una zoonosi, ossia un’infezione che può passare dagli animali all’uomo che, senza una diagnosi e un trattamento tempestivi, può evolvere in complicazioni anche gravi. Ad oggi si conoscono più di duemila sierotipi, suddivisi in: forme tifoidee (come S. typhi e S. paratyphi), che colpiscono solo l’uomo, forme non tifoidee, più comuni, come S. typhimurium e S. enteritidis, responsabili delle classiche infezioni intestinali. Dopo l’esposizione, i sintomi possono comparire nel giro di pochi giorni o fino a quattro settimane. Nei casi lievi, la guarigione avviene in circa una settimana, ma se non trattata l’infezione può diventare persistente. I disturbi più frequenti includono: febbre alta (oltre i 39°C)dolori addominali, diarrea o, talvolta, stitichezza, nausea, vomito, mal di testa. Nei casi più gravi, soprattutto in soggetti fragili, la malattia può causare perdita di peso, disturbi cardiaci e respiratori, fino a complicazioni come emorragie o perforazioni intestinali. Il contagio può avvenire: consumando carni, uova, latte o derivati contaminati e poco cotti entrando in contatto con animali infetti o con superfici contaminate tramite scarsa igiene personale o alimentare. I bambini, i giovani adulti e le persone con difese immunitarie deboli risultano più vulnerabili, perché il loro organismo ha minore capacità di contrastare l’infezione. Non esiste una protezione assoluta contro la salmonella, ma è possibile ridurre il rischio con semplici accorgimenti: lavare accuratamente mani, frutta, verdura e utensili da cucina, cuocere sempre carne, uova e pesce in modo uniforme, conservare i cibi in contenitori puliti e refrigerati evitare le contaminazioni tra alimenti crudi e cotti preferire latte pastorizzato e acqua sigillata, soprattutto in viaggio. Nella maggior parte dei casi, l’infezione si risolve spontaneamente entro una settimana, con il solo supporto di una buona idratazione per compensare la perdita di liquidi dovuta alla diarrea. Se i sintomi peggiorano o si sviluppano complicazioni, può essere necessario il ricovero ospedaliero e la somministrazione di antibiotici mirati, scelti in base ai test di sensibilità del batterio. La cura, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, deve sempre essere stabilita dal medico, poiché un uso improprio degli antibiotici può favorire lo sviluppo di ceppi resistenti.

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