Querele bavaglio: lo Sportello dei Diritti solidarizza con “Il Fatto Alimentare” dopo la quarta sconfitta in appello di San Benedetto
La Corte d’Appello di Venezia ha respinto la maxi-richiesta di risarcimento da 1,5 milioni di euro avanzata dal colosso delle acque minerali contro la testata indipendente. Giovanni D'Agata: "Vittoria della libertà di stampa contro le azioni temerarie dei giganti industriali"

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Lo “Sportello dei Diritti” esprime la più totale e calorosa solidarietà alla redazione de Il Fatto Alimentare, che ha visto trionfare il diritto di cronaca e la libertà di espressione in sede giudiziaria. La Corte d’Appello di Venezia ha infatti rigettato l'appello presentato da Acqua Minerale San Benedetto S.p.A., confermando integralmente la sentenza di primo grado ed escludendo qualsiasi ipotesi di diffamazione a mezzo stampa o danno patrimoniale. Per il grande gruppo industriale che nel 2024 ha dichiarato un fatturato consolidato di 1,1 miliardi di euro, operando in oltre 105 Paesi, si tratta del quarto esito giudiziario sfavorevole, dopo due sconfitte nei procedimenti cautelari e il rigetto in primo grado presso il Tribunale di Venezia. La multinazionale aveva intentato la causa nel 2022 richiedendo alla testata giornalistica un risarcimento monstre di almeno 1,5 milioni di euro, a seguito di un articolo critico nei confronti di uno spot pubblicitario che vedeva come protagonista la showgirl Elisabetta Canalis. Oltre a respingere ogni pretesa risarcitoria dell'azienda, i giudici lagunari hanno parzialmente rivisto la liquidazione delle spese legali a favore dei giornalisti. San Benedetto è stata condannata a rimborsare oltre 70 mila euro complessivi alla controparte, di cui 37.951 euro per il primo grado e 24.064 euro per il giudizio d'appello, a cui si aggiungono il 15% per spese generali, IVA e CPA come per legge. "Siamo di fronte all'ennesimo, emblematico caso di quella che appare come una vera e propria 'querela bavaglio' o SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation)", dichiara Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. "Una sproporzione Davide contro Golia: da un lato una multinazionale miliardaria, dall'altro una piccolissima e autorevole realtà editoriale indipendente composta da tre soli giornalisti, che da 16 anni offre informazione gratuita ai cittadini. Chiedere 1,5 milioni di euro a una struttura del genere significa solo volerla soffocare economicamente per aver scritto una notizia vera ma sgradita". Lo “Sportello dei Diritti”, da sempre in prima linea nella tutela dei diritti dei cittadini e della trasparenza informativa, festeggia questa importante decisione della magistratura veneziana. "Questa sentenza restituisce serenità a una redazione che ha subito la pressione di quattro anni di calvario giudiziario", conclude D'Agata. "Ci auguriamo che la vicenda sia giunta al capolinea e che questo pronunciamento scoraggi l'uso della magistratura come strumento di pressione contro la stampa libera, pilastro fondamentale di ogni società democratica".
