Penicillina: farmaco contraffatto in Camerun. Allerta del Ministero della salute

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Il Ministero della salute in data odierna ha rilanciato l'allerta dell'OMS riguardante la falsificazione di Penicillina-V (phenoxymethyl penicillin) circolante in Camerun. La Penicillina-V è utilizzata per trattare particolari infezioni batteriche ed è nell'elenco dei Farmaci essenziali e antibiotici chiave dell'OMS. A settembre una ONG aveva identificato alcune confezioni di Penicillina-V vendute in un mercato nel sud-ovest del Paese. Ulteriori indagini hanno evidenziato che lo stabilimento di produzione indicato sulla confezione in realtà non esiste in Belgio nella confezione e nella scheda tecnica del prodotto sono presenti errori ed imprecisioni, ad esempio relativi alla composizione le analisi di laboratorio hanno evidenziato l'assenza di penicillina-V e la presenza, invece, di 50 mg di paracetamolo. Il paracetamolo contenuto si trova in quantità sufficiente a indurre un effetto antipiretico, così da far ritenere al medico ed al paziente che il farmaco stia facendo effetto. Come conseguenza vi è il ritardo nell'inizio di una terapia efficace, nonchè la convinzione che l'infezione sia causata da un batterio esistente alla penicillina-V. Al momento non sono stati segnalati all'OMS eventi avversi. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” quella della contraffazione dei farmaci è un problema da risolvere globalmente in quanto la maggior parte dei medicinali quotidianamente acquistati online, potrebbe essere contraffatto. Questo nuova scoperta dimostra, quindi, come crescono più che proporzionalmente i rischi per il consumatore attraverso il consumo dei prodotti di uso quotidiano potenzialmente dannosi per la salute e per la loro sicurezza4 Una situazione ancora più allarmante se si considera che nel 2016 circa il 24% dei sequestri ha riguardato farmaci e che tra i colli postali sequestrati (ovvero i piccoli acquisti effettuati direttamente dal consumatore) circa il 36% erano medicinali. Altro grosso problema, ha spiegato Daniel Burke, responsabile dell’unità investigativa sul Cybercrime della FDA, ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, è che le grandi aziende come Google, Amazon e Microsoft non collaborano e si rifiutano di trasmettere le informazioni utili alle indagini

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