La polizia israeliana salva una tartaruga colpita da un frammento di missile iraniano

L'ufficiale che ha trovato la tartaruga ha riferito che si stava occupando di un proiettile caduto sulla scena e all'improvviso ho visto la tartaruga con il guscio danneggiato e sanguinante

La polizia israeliana salva una tartaruga colpita da un frammento di missile iraniano

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Le guerre non colpiscono solo gli esseri umani. Anche gli animali pagano un prezzo altissimo nei conflitti armati: abbandonati senza cibo o riparo, esposti a traumi, malattie e bombardamenti, con stime che parlano di decine di milioni di vittime, incluse specie selvatiche con habitat distrutti. Nel distretto di Gerusalemme, durante un'operazione per neutralizzare un'arma e una scheggia di missile, gli agenti della polizia israeliana, hanno scoperto una tartaruga il cui carapace sembrava essere stato danneggiato dall'impatto con un frammento di missile iraniano. Lo ha dichiarato la polizia venerdì 6 marzo 2026. Dopo aver notato che la tartaruga era ferita e sanguinava, gli artificieri della polizia, le hanno prestato soccorso medico e le hanno dato da mangiare, mentre cercavano un centro veterinario per la fauna selvatica. "Mi sono avvicinato per occuparmi di un'arma caduta sulla scena e all'improvviso ho visto la tartaruga con il carapace danneggiato e sanguinante", ha detto il sergente maggiore A., il tecnico artificiere della polizia che ha trovato la tartaruga."Ho capito subito che probabilmente si era ferito a causa dell'impatto con il terreno dello stesso oggetto che ero venuto a maneggiare. Trattandosi di un animale selvatico protetto, ho contattato un veterinario che mi ha consigliato di metterlo in una scatola." La tartaruga, è stata trasferita in sicurezza ai professionisti per la riabilitazione. Gli agenti si sono presi cura della tartaruga e hanno seguito le istruzioni dei professionisti finché non è stato possibile trasferirla in sicurezza all'Autorità israeliana per la natura e i parchi. La tartaruga continuerà a ricevere cure e riabilitazione dedicate presso il Safari. C’è un dolore ai margini delle cronache, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, una guerra che non figura nei bollettini e non siede ai tavoli diplomatici, ma che colpisce qualcosa di più profondo. Invisibili tra gli invisibili, gli animali condividono con gli uomini paura, fame e distruzione, ma senza voce, senza tutela, senza corridoi. Per questo il salvataggio della tartaruga da parte della polizia israeliana commuove: perché restituisce alla pietà la sua dimensione concreta. Curare una tartaruga tra le rovine non è un atto “minore”: è un gesto di cultura, nel senso originario della parola latina colere, “aver cura”. È la cultura come forma di resistenza al disumano, come memoria del vivente. In un tempo in cui la guerra colpisce indiscriminatamente uomini, animali e ambiente, il rispetto del vivente è l’ultimo segno possibile di civiltà.

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