L'Australia occidentale autorizza un nuovo abbattimento degli squali dopo l’attacco mortale di ieri
Lo Sportello dei Diritti: “Abbattere gli squali non rende il mare più sicuro e non riduce il rischio di essere morsi”

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La Ministra della Pesca dell'Australia Occidentale, Jackie Jarvis, ha autorizzato ufficialmente la cattura e l'abbattimento del grande squalo bianco responsabile dell'attacco mortale avvenuto venerdì 18 settembre 2026 a Sorrento Beach, vicino Perth. L'autorizzazione è specifica per l'esemplare coinvolto nell'attacco, un grande squalo bianco che ha ucciso un nuotatore di 63 anni a soli 50 metri dalla riva. La ministra Jarvis ha espressamente escluso un ritorno ai "cull" (abbattimenti generalizzati o di massa) degli squali nella regione, ribadendo che la strategia dello Stato rimarrà basata sulla mitigazione e sul tracciamento. Le spiagge della zona nord di Perth rimangono temporaneamente chiuse mentre continuano le ricerche da parte delle autorità. Dopo ogni grave incidente che coinvolge uno squalo, come quello accaduto recentemente a Sorrentoe Beach, vicino Perth, la domanda torna puntuale: abbattere questi predatori renderebbe il mare più sicuro? Per , Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, è una reazione più che comprensibile, soprattutto quando un morso provoca ferite gravi o, nei casi peggiori, la morte di una persona. Tuttavia, le evidenze scientifiche raccolte negli ultimi decenni raccontano una storia molto diversa. Negli ultimi quarant'anni il numero di interazioni tra squali ed esseri umani è aumentato sia in Australia che in altre parti del mondo. Lo scorso anno, secondo il più importante e completo database sugli attacchi di squalo nel mondo, si sono registrati 65 morsi e 9 decessi. Questo dati vengono spesso interpretati come la conseguenza di una presunta "esplosione" delle popolazioni di squali, fenomeno che sta emergendo negli ultimi anni anche qui in Italia. La realtà è però sempre più complessa. Molte specie di squali sono ancora gravemente minacciate a livello globale e in numerose aree del pianeta le loro popolazioni continuano a diminuire a causa della pesca eccessiva, delle catture accidentali e della distruzione degli habitat. Secondo gli esperti, l'aumento dei morsi non può quindi essere spiegato semplicemente con la presenza di più squali. Diversi fattori potrebbero contribuire al fenomeno: la crescita della popolazione umana nelle zone costiere, il maggior numero di persone che praticano attività in mare, i cambiamenti climatici, la modifica degli habitat marini, le variazioni nella distribuzione delle prede e persino alcuni eventi meteorologici particolari. Invece di procedere con l'abbattimento degli squali, le organizzazioni per la conservazione dell'ambiente marino chiedono al governo di studiare soluzioni alternative alla depredazione degli squali. Utilizzando un approccio basato sull'evidenza per ridurre la depredazione, sperano che il governo possa trovare una soluzione che non solo protegga le popolazioni di squali, ma che migliori anche la sostenibilità della pesca in Australia Occidentale e sostenga le comunità di pescatori dello stato. Gli squali sono fondamentali per la salute degli oceani e l'Australia Occidentale è già nota per aver subito una pesca intensiva durante i primi anni 2000. L'eliminazione di questi predatori potrebbe impedire il recupero degli squali sovrasfruttati nello stato e contribuire al collasso degli ecosistemi oceanici dell'Australia Occidentale.
