Ilaria Salis portata in aula in catene a piedi e mani

lo Sportello dei Diritti lancia un appello al Presidente del Consiglio, on.le Giorgia Meloni, di attivare la nostra rete diplomatico-consolare per garantire assistenza alla detenuta e curare i contatti con la sua famiglia e perché sia assicurato un giusto processo ad Ilaria Salis e per favorire il trasferimento in Italia in base alla Convenzione di Strasburgo, qualora si arrivasse ad una condanna della nostra concittadina

Ilaria Salis portata in aula in catene a piedi e mani

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"Rispettare i diritti di Ilaria": legata per le mani e i piedi, tenuta per una catena e sorvegliata su una panca da due agenti di un corpo speciale di polizia penitenziaria che indossano il giubbotto antiproiettile e il passamontagna per non essere riconosciuti. È iniziato così in Ungheria il processo a Ilaria Salis, la maestra 39enne milanese, in carcere da febbraio 2023 a Budapest con l'accusa di lesioni aggravate nei confronti di due neonazisti nel corso delle manifestazioni per il “Giorno dell'onore”. Immagini che hanno suscitato clamore non solo in Italia. La Procura ungherese ha ribadito la richiesta di condanna a 11 anni di carcere, ma Salis rischia una pena massima a 16 anni secondo il codice penale magiaro. La vicenda ha dei riflessi anche sul destino del 23enne anarchico di Milano, Gabriele Marchesi, imputato assieme a Salis e per il quale l'Ungheria ha chiesto la consegna attraverso un mandato d'arresto d'europeo. Il 13 febbraio deciderà la Corte d'appello di Milano. La Procura generale di Milano ha chiesto di respingere l'estradizione per la sproporzione fra i fatti contestati e le pene e per la situazione delle carceri nel Paese dell'est Europa. Il governo di Viktor Orban ha tempo fino a martedì 30 gennaio per inviare al Ministero della Giustizia una relazione che sarà trasmessa ai giudici sulle condizioni detentive. "È dal primo ottobre che sto gridando questa storia, ha dichiarato Roberto Salis, padre di Ilaria, la 39enne milanese e ha aggiunto - vox clamantis in deserto, spero che qualcuno esca fuori dall'oasi e si accorga di chi sta nel deserto". Salis ha spiegato inoltre di aver ricevuto una comunicazione istituzionale in cui "mi accusano di non aver prenotato una call, cercando di gettare la colpa sulla famiglia. Non si stanno facendo progressi e, oltre a non fare azioni concrete, trovo intollerabile prendersi gioco dei cittadini. La call non è stata fatta perché io attendevo che loro mi mandassero il link della chiamata". Celle malsane ed infestate da topi e parassiti, difficoltà ed impedimenti nei contatti con i familiari, carenze igieniche e di cibo riguardano la situazione della nostra concittadina, Ilaria Salis, reclusa in un carcere ungherese. A questo punto anche Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” davanti alle notizie giunte dagli organi di stampa, dai suoi legali e dalla sua famiglia che sono preoccupanti lancia un appello: “Senza entrare nel merito del reato contestato ad Ilaria Salis, si chiede di attivare la nostra rete diplomatico-consolare per fornire assistenza alla detenuta e curare i contatti con la sua famiglia. Inoltre di utilizzare i canali diplomatici con il Governo magiaro perché sia garantito un giusto processo ad Ilaria Salis e per favorire il trasferimento in Italia in base alla Convenzione di Strasburgo, qualora si arrivasse ad una condanna della nostra concittadina. In ultimo, chiediamo di voler ascoltare la famiglia di Ilaria Salis, la sofferenza che esprime per la figlia reclusa in difficili condizioni ma anche la fiducia con cui si rivolge alle autorità italiane perché si adoperino a trovare una risposta che sia rispettosa al contempo delle competenze nazionali e dei diritti individuali”.

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