Il Giudice di Pace di Lecce Cosimo Rochira va in pensione
Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”: «Un giudice equilibrato, che ha saputo dare un significato autentico alle parole “Giudice di Pace”»

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Con il pensionamento del Giudice di Pace di Lecce Cosimo Rochira si conclude un lungo percorso professionale contraddistinto da indipendenza di giudizio, equilibrio e attenzione ai diritti delle persone. A sottolinearlo è Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”che in occasione della conclusione dell’attività del magistrato onorario leccese intende rivolgergli pubblicamente un sincero riconoscimento. «Ci sono magistrati – afferma D’Agata – che interpretano il proprio ruolo limitandosi, correttamente, ad applicare le norme. E ce ne sono altri che, nel rigoroso rispetto della legge, riescono anche a coglierne lo spirito e a interrogarsi sulle conseguenze concrete che la sua applicazione produce nella vita delle persone. Crediamo che Cosimo Rochira abbia dimostrato, nel corso degli anni, di appartenere a questa seconda categoria». L’attività giurisdizionale di Rochira non è rimasta confinata alle controversie quotidianamente trattate negli uffici di Lecce. Alcune sue decisioni hanno affrontato questioni giuridiche di portata più generale, arrivando sino all’attenzione della Corte costituzionale. Particolarmente significativa è la questione relativa all’applicabilità dell’articolo 131-bis del codice penale, che disciplina l’esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto, nei procedimenti davanti al Giudice di Pace. Rochira ha sollevato la questione di legittimità costituzionale interrogandosi sulla ragionevolezza di un sistema nel quale un istituto ispirato ai principi di proporzionalità della risposta sanzionatoria possa trovare applicazione per determinati reati e non, alle medesime condizioni, davanti al Giudice di Pace. Una questione che è stata da lui riproposta anche successivamente, a dimostrazione di una convinzione giuridica precisa: la pena e la risposta dello Stato devono essere proporzionate alla concreta gravità del fatto e la Giustizia non può prescindere dalla ragionevolezza. È significativo che una delle ordinanze più recenti sul tema sia stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, a seguito della rimessione della questione alla Corte costituzionale. «È proprio in vicende come questa – osserva D’Agata – che emerge, a nostro giudizio, la concezione della giurisdizione che ha accompagnato il lavoro di Rochira: non applicare meccanicamente una disposizione quando dalla sua applicazione possano derivare conseguenze percepite come irragionevoli, ma utilizzare gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione del giudice per verificare la conformità della norma ai principi costituzionali». Nel corso degli anni non sono mancate decisioni destinate ad attirare l’attenzione anche al di fuori delle aule giudiziarie. Già nel 2005, ad esempio, Rochira si pronunciò sulla legittimità degli accertamenti effettuati attraverso dispositivi Photored, affermando la necessità che la Pubblica Amministrazione, quando utilizza strumenti automatici per accertare le infrazioni, rispetti tutte le condizioni previste per garantirne il corretto funzionamento.Un principio semplice ma fondamentale: il cittadino è tenuto a rispettare le regole, ma anche la Pubblica Amministrazione deve rispettarle quando esercita il proprio potere sanzionatorio.Altre decisioni hanno riguardato il delicato rapporto tra consumatori e grandi operatori economici. Tra queste vi è una pronuncia dei primi anni Duemila relativa alle somme corrisposte da un’assicurata nell’ambito della RC Auto, nella quale il Giudice di Pace di Lecce affrontò la richiesta di restituzione di somme che la ricorrente sosteneva fossero state indebitamente versate a seguito degli aumenti dei premi assicurativi. Sono vicende diverse tra loro, ma accomunate da un elemento: l’attenzione alla posizione del singolo cittadino quando si confronta con soggetti dotati di una forza e di strumenti certamente maggiori. «Essere imparziali non significa essere distanti» «Naturalmente – precisa Giovanni D’Agata – un giudice non si misura dal numero di ricorsi accolti o respinti e neppure dal fatto che le sue decisioni possano piacere a questa o a quella parte. Sarebbe profondamente sbagliato valutarlo in questi termini. Un giudice si misura dalla capacità di ascoltare entrambe le parti, studiare, decidere senza condizionamenti e motivare le proprie decisioni secondo diritto e coscienza». Ed è proprio questo, secondo lo “Sportello dei Diritti”, uno degli aspetti che maggiormente ha caratterizzato l’attività di Rochira. «Chi frequenta le aule giudiziarie sa bene che dietro un numero di ruolo, un verbale, una richiesta di risarcimento o un procedimento penale ci sono sempre delle persone. Essere imparziali non significa essere insensibili o distanti. Significa ascoltare tutti e poi decidere secondo la legge, mantenendo quell’equilibrio che costituisce l’essenza stessa della funzione giudiziaria».Il significato più vero di “Giudice di Pace”. La denominazione stessa di questo ufficio giudiziario racchiude, del resto, un significato che va ben oltre quello meramente formale. Giudice “di Pace” significa essere il giudice più vicino al cittadino, quello chiamato spesso a confrontarsi con le controversie della vita quotidiana e, in campo penale, con vicende nelle quali la funzione conciliativa assume un valore particolarmente importante. «Cosimo Rochira – conclude Giovanni D’Agata – ha saputo interpretare questa funzione con equilibrio, esperienza e sensibilità. In tanti anni di attività avrà inevitabilmente scontentato qualcuno e dato ragione ad altri, come accade a qualsiasi giudice. Ma il patrimonio che resta non è rappresentato dalle singole vittorie o sconfitte processuali: è rappresentato dalla credibilità con la quale si è esercitata la funzione». «E forse il riconoscimento più bello che si possa rivolgere a Cosimo Rochira nel giorno in cui lascia il suo ufficio è proprio questo: ha cercato di essere, fino in fondo, un vero Giudice di Pace. Un giudice capace di applicare la legge senza dimenticare le persone. A lui va il ringraziamento dello “Sportello dei Diritti” per il servizio prestato alla comunità salentina e l’augurio più sincero per questa nuova fase della sua vita».
