Grazie ad alcuni funghi possiamo far piovere
ecco una scoperta che apre nuovi scenari per creare precipitazioni in modo più naturale. Pioggia più «naturale» in futuro?
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- Data: 04.06.26
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La svolta? I funghi spuntano spesso dopo la pioggia, ma potrebbero anche contribuire a farla cadere. Alcuni funghi, infatti, producono proteine che favoriscono la formazione del ghiaccio nelle nuvole. Questa capacità deriva da geni acquisiti dai batteri e poi evoluti. Le stesse proteine potrebbero essere usate per stimolare la pioggia in modo meno inquinante. Lo suggerisce una ricerca pubblicata di recente sulla rivista multidisciplinare «Science Advances», secondo cui alcune specie fungine sarebbero in grado di influenzare la formazione delle precipitazioni. Nelle nuvole con temperature sotto lo zero, la pioggia nasce inizialmente come ghiaccio, che poi si scioglie attraversando strati d'aria più caldi. Ma l'acqua non si trasforma spontaneamente in ghiaccio: ha bisogno di particelle su cui «ancorarsi» per avviare il processo, noto come nucleazione del ghiaccio. Questo può essere innescato da sostanze non viventi, come la polvere, ma anche da organismi viventi, tra cui il batterio Pseudomonas syringae, secondo quanto spiegato nello studio. Questo batterio, molto diffuso sulle piante, produce una proteina che accelera la formazione dei cristalli di ghiaccio. Un meccanismo che però può avere effetti negativi sull’agricoltura: favorendo il gelo a temperature più alte, aumenta il rischio di danni alle colture, stando agli studi precedenti sul batterio. Gli scienziati della Virginia Tech University hanno scoperto che alcuni funghi della famiglia Mortierellaceae avrebbero acquisito proprio questi geni dai batteri, sviluppando una proteina simile. «È noto che i funghi possano acquisire geni dai batteri, ma non è comune», ha spiegato il coautore dello studio Boris A. Vinatzer. Non è ancora chiaro quale vantaggio traggano i funghi da questa capacità, ma il fatto che la proteina si sia evoluta nel tempo lascia pensare a una funzione utile. A differenza della versione batterica, quella fungina è più piccola, solubile in acqua e non legata a membrane cellulari, secondo i ricercatori. Resta aperta la domanda più affascinante: questi funghi potrebbero davvero contribuire a far piovere? Gli esperti ritengono possibile che il loro ruolo nella formazione del ghiaccio atmosferico sia stato finora sottovalutato, anche perché attivi in condizioni estreme e a basse concentrazioni. Tuttavia, servono ulteriori studi per confermare questa ipotesi, secondo gli autori della ricerca. Nel frattempo, queste proteine potrebbero trovare applicazione pratica. I ricercatori suggeriscono che, se prodotte su larga scala, potrebbero essere utilizzate per il cloud seeding, ovvero la «semina delle nuvole», oggi realizzata con sostanze chimiche come lo ioduro d’argento. Una soluzione che potrebbe rendere questo processo più sicuro e meno inquinante, stando alle dichiarazioni di Vinatzer. Creare pioggia artificialmente, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, resta un intervento non naturale, ma queste scoperte potrebbero renderlo, almeno in parte, più sostenibile.
