FSE–FSI: la Corte d’Appello di Bari rimette la vicenda alla Corte di Giustizia UE

“Risorse pubbliche impiegate senza vantaggi per i trasporti in Puglia”

FSE–FSI: la Corte d’Appello di Bari rimette la vicenda alla Corte di Giustizia UE

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Lo Sportello dei Diritti, attraverso i suoi legali gli Avv.ti Francesco D’Agata e Alfredo Matranga, segnala l’estrema rilevanza dell’ordinanza emessa il 16 aprile 2026 dalla Corte d’Appello di Bari, che ha sospeso il giudizio relativo all’omologazione del piano di ristrutturazione di Ferrovie del Sud Est (FSE) e ha rimesso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea una serie di quesiti decisivi sulla compatibilità dell’operazione FSE–FSI con il diritto europeo in materia di aiuti di Stato.

Dalla lettura dell’ordinanza emergono passaggi di particolare gravità. La Corte ricorda che, secondo la giurisprudenza UE, «lo stanziamento di una somma di denaro in favore di un’impresa pubblica che versa in gravi difficoltà finanziarie può essere qualificato come aiuto di Stato» e che il trasferimento delle quote da MIT a FSI «può costituire un aiuto di Stato illegittimo».

La Corte d’Appello sottolinea inoltre che il giudice nazionale deve garantire il recupero effettivo degli aiuti illegittimi, anche disapplicando norme interne che ostacolino tale obbligo. Nell’ordinanza si legge infatti che «la normativa nazionale non può essere applicata in modo da rendere impossibile il recupero degli aiuti di Stato» e che l’eventuale prosecuzione dell’attività dell’impresa beneficiaria è ammissibile solo se «garantisce il recupero dell’importo totale da recuperare».

Il nodo centrale: soldi pubblici impiegati senza alcun beneficio per i cittadini pugliesi.

La vicenda, come evidenziato dalla Corte, ruota attorno a risorse pubbliche ingenti – tra cui i 70 milioni di euro stanziati nel 2016 e i successivi interventi finanziari del gruppo FSI – che, secondo le pronunce europee e nazionali, integrano aiuti di Stato non autorizzati.

Nonostante ciò, il sistema dei trasporti regionali pugliesi non ha tratto alcun vantaggio concreto da tali operazioni. La Corte richiama infatti il rischio che l’operazione di ristrutturazione, così come concepita, possa «eludere l’obbligo di recupero dell’aiuto di Stato illegittimo» e consolidare un assetto privo di trasparenza e concorrenza, con possibili ripercussioni anche sui finanziamenti pubblici in corso.

Una questione che riguarda l’interesse pubblico nazionale ed europeo

La decisione della Corte d’Appello di Bari conferma che la vicenda FSE–FSI non è un mero contenzioso societario, ma un tema che tocca:

* l’uso corretto delle risorse pubbliche,

* la tutela della concorrenza,

* la legalità degli affidamenti nel trasporto pubblico,

* la protezione dell’interesse dei cittadini pugliesi, che non hanno visto alcun miglioramento dei servizi nonostante gli ingenti interventi finanziari.

Lo “Sportello dei Diritti”: “Serve trasparenza. Serve legalità. Serve rispetto delle regole europee”

Giovanni D’Agata dichiara:

“L’ordinanza della Corte d’Appello di Bari conferma ciò che denunciamo da anni: risorse pubbliche enormi sono state impiegate senza alcun beneficio per i cittadini pugliesi e in violazione delle regole europee sugli aiuti di Stato. Ora la parola passa alla Corte di Giustizia UE, ma è evidente che la vicenda richiede un immediato ripensamento delle scelte operate e un rigoroso rispetto della legalità”.

Lo Sportello dei Diritti continuerà a monitorare la vicenda e a informare l’opinione pubblica sugli sviluppi di un caso che riguarda non solo la Puglia, ma l’intero sistema nazionale di gestione delle risorse pubbliche.

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