Ebola: primo caso in Nigeria dopo dieci anni, coniugi trasferiti in Svizzera
Lo "Sportello dei Diritti": «Massima attenzione sui protocolli e trasparenza sulle origini del contagio»

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Una donna residente in Nigeria, risultata positiva al virus Ebola, e suo marito, un diplomatico svizzero di stanza ad Abuja, sono stati rimpatriati d'urgenza in Svizzera e ricoverati in strutture ospedaliere di massima sicurezza. Secondo quanto riferito dalle autorità elvetiche, l'uomo è stato preso in carico dall'Ospedale Universitario di Zurigo, mentre la moglie è stata trasferita d'urgenza per cure specialistiche all'Ospedale Universitario di Ginevra. La paziente, una donna di origine ugandese, rappresenta il primo caso di Ebola registrato in Nigeria da oltre un decennio. L'episodio si inserisce in un quadro epidemiologico complesso: l'epidemia, originatasi nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), è stata finora segnalata in quattro paesi dell'Africa orientale, centrale e occidentale, segnando la più ampia diffusione geografica mai registrata sul continente per questo virus. Restano tuttavia forti discrepanze sulla ricostruzione dei movimenti della donna e sul luogo esatto del contagio. Sebbene le autorità nigeriane avessero ipotizzato un recente viaggio della paziente nel Congo orientale con successivo transito in Uganda, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) hanno dichiarato di non aver ricevuto alcuna informazione confermata in merito a un soggiorno della donna in RDC. Di contro, il Dipartimento federale degli affari esteri svizzero (DFAE) ha inizialmente ipotizzato che l'infezione fosse stata contratta durante un viaggio in Uganda. Versione prontamente smentita dal portavoce del governo di Kampala, Alan Kasujja, il quale ha categoricamente negato la presenza di casi di Ebola nel Paese, assicurando totale trasparenza in caso di futuri riscontri. Sul caso è intervenuto Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che rileva: «Il trasferimento e il ricovero blindato dei due coniugi in Svizzera dimostrano l'efficienza dei sistemi di biocontenimento europei, ma l'emergere di un caso in Nigeria dopo oltre dieci anni accende un serio campanello d'allarme sulla rapidità di diffusione transfrontaliera del virus. Le forti contraddizioni istituzionali tra le autorità ugandesi, il governo svizzero e l'OMS in merito agli spostamenti della paziente evidenziano una preoccupante falla nel tracciamento epidemiologico internazionale. È fondamentale che i protocolli sanitari di frontiera vengano mantenuti ai massimi livelli di allerta e che si faccia immediata chiarezza sulle reali origini del focolaio, per evitare che la più grande estensione geografica della storia di questa epidemia possa trasformarsi in una minaccia globale fuori controllo».
