Duemilioni e mezzo di decessi ogni anno nel mondo causati dall'alcol. Troppe le patologie conseguenti ed i rischi sociali. In Italia l'Istituto Superiore di Sanità lancia l'allarme della sindrome feto-alcolica: 7 neonati italiani su 100 sono a rischio.

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L'abuso di alcol è un problema globale che compromette lo sviluppo individuale e sociale in tutto il pianeta. La conseguenza di questa vera e propria piaga sono 2,5 milioni di morti ogni anno nel mondo. È noto, peraltro, che provochi danni ben oltre la salute fisica e psicologica del bevitore danneggiando il benessere e la salute delle persone che bevono. Ma le persone intossicate possono danneggiare gli altri: mettono a rischio di incidenti stradali o comportamenti violenti o influenzano negativamente i colleghi di lavoro, parenti, amici o estranei. Così, l'impatto dell'uso nocivo dell'alcol raggiunge tutti gli ambiti della società.
L'abuso è un fattore determinante per disturbi neuropsichiatrici, tra gli altri anche l'epilessia ed altre malattie come quelle cardiovascolari, cirrosi del fegato e vari tipi di cancro. L'uso nocivo dell'alcol è anche associato con diverse malattie infettive come l'HIV/AIDS, la tubercolosi e le infezioni sessualmente trasmissibili (MST). Questo in conseguenza del fatto che il consumo di alcol indebolisce il sistema immunitario e ha un effetto negativo sull'aderenza dei pazienti al trattamento antiretrovirale. Una parte rilevantissima dei danni conseguenti all'abuso sono da ravvisarsi nelle lesioni involontarie e intenzionali, e tra queste gli incidenti stradali, la violenza ed i suicidi che vanno a coinvolgere in maniera sempre più eclatante le categorie più giovani.
Il grado di rischio per l'abuso di alcol varia con l'età, il sesso e altre caratteristiche biologiche del consumatore. Inoltre, ha un ruolo importante il livello di esposizione alle bevande alcoliche e l'impostazione e il contesto in cui si beve. Ad esempio, l'alcol è il terzo fattore di rischio più grande del mondo per lo sviluppo di malattie; è il principale fattore di rischio nel Pacifico occidentale e le Americhe e il secondo più grande in Europa. Peraltro, risulta che nel solo anno passato ben 320.000 giovani di età compresa fra i 15 e 29 anni sono morti per cause alcol-correlate, pari al 9% di tutte le morti in quel gruppo di età.
Il consumo di alcol da parte delle gestanti può causare la sindrome alcolica fetale e può determinare complicazioni alla nascita, che sono nocive per la salute e lo sviluppo dei neonati.
In Italia 7 neonati su 100 sono stati esposti al consumo di alcol nel grembo materno. Si tratta dei primi dati italiani rilevati dal uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità e diffusi nell'ambito di una conferenza stampa in occasione della prima Giornata internazionale della consapevolezza sulla sindrome feto-alcolica. Lo studio multicentrico di prossima pubblicazione è stato condotto attraverso un biomarcatore, l'etilglucuronide, in grado di rilevare l'esposizione all'alcol nel meconio, le prime feci dei neonati. Il gruppo di studio, capeggiato dalla dottoressa Pichini ha messo in luce che c'è un consumo di alcol in gravidanza sottostimato o non riconosciuto da parte delle donne che partoriscono: l'analisi sul meconio di 607 neonati, infatti, ha rivelato un'esposizione media del 7.6% di neonati, con una distribuzione nelle diverse città campione dello studio molto diversificata: da uno 0% nella neonatologia di Verona ad un 29% nella neonatologia dell'Umberto I di Roma.
Secondo Giovanni D'Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti" da anni impiegato in una battaglia senza tregua all'abuso dell'alcol ritiene che sia giunta l'ora di adottare una strategia globale che attraverso un impegno collettivo da parte delle istituzioni possa ridurre questa vera e propria piaga in grado di minare le basi della società e dai costi sociali impressionanti. Non c'è più tempo, perché troppe vite umane vengono spezzate per conseguenze dirette ed indirette del consumo di alcol. Informare ed educare sui rischi e i problemi conseguenti può essere determinante per ridurre notevolmente la possibilità che altre morti e malattie si verifichino in futuro.
 

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