Cassazione: risarcibile il danno da lavoro stressante anche senza intento persecutorio o mobbing.
Lo “Sportello dei Diritti”: “L’ordinanza della Suprema Corte assume una rilevanza proprio in tale ambito e costituisce un ulteriore significativo precedente in materia”

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La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l’ordinanza n. 20005/2026, ha stabilito che il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno alla salute causato da un ambiente di lavoro stressogeno, anche in assenza del tipico intento persecutorio o dei presupposti del mobbing.Per ottenere la tutela non è più necessario dimostrare un disegno persecutorio preordinato o una pluralità di vessazioni mirate. La Suprema Corte ha chiarito l'orientamento sulla responsabilità datoriale basandosi sui seguenti punti cardine:
• Oneri del dipendente: Il lavoratore deve limitarsi a provare l'esistenza del danno subìto (come ansia o depressione) e il nesso di causalità diretto con le condizioni del contesto lavorativo.
• Oneri dell'azienda: Spetta interamente al datore di lavoro l'onere della prova contraria, ovvero dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee e necessarie a prevenire e contrastare il rischio stressogeno.
• Articolo 2087 c.c.: La responsabilità civile scatta automaticamente se l'azienda tollera o mantiene colposamente un contesto nocivo. Il datore di lavoro ha infatti l'obbligo tassativo di proteggere l’integrità psicofisica e la personalità morale dei propri dipendenti.
Sul tema è intervenuto Giovanni D'Agata, presidente dell’associazione “Sportello dei Diritti”, da anni in prima linea per la tutela dei lavoratori dai soprusi datoriali: "Si tratta di un’importante decisione che offre un significativo contributo di riflessione a tutti quei dipendenti che si sentono umiliati nelle loro legittime aspirazioni e diritti. Il riferimento è particolarmente rivolto a chi subisce il mancato riconoscimento o lo svuotamento delle mansioni a cui dovrebbe essere assegnato in ragione delle proprie capacità e del contratto di lavoro sottoscritto."
