Cassazione: è reato condividere in chat il video di una persona disabile durante una crisi

Stop dell'Assoluzione per l'operatrice che ha diffuso il filmato di un bimbo autistico. Lo “Sportello dei Diritti”: «La volontà di denunciare le criticità del posto di lavoro non esclude il dolo specifico di danneggiare la reputazione»

Cassazione: è reato condividere in chat il video di una persona disabile durante una crisi

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Rischia una condanna penale chiunque decida di inviare all'interno di una chat il video che ritrae una persona con disabilità nel momento di una crisi, anche laddove lo scopo dichiarato sia quello di denunciare le difficili condizioni di lavoro della propria struttura. È quanto stabilito dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 36319 del 15 ottobre 2026 ha accolto il ricorso presentato dalla Procura di Torino. I giudici di legittimità hanno così ribaltato la precedente sentenza di assoluzione pronunciata nei confronti di un'operatrice socio-sanitaria, la quale aveva divulgato in rete il filmato di un bambino autistico colto da una crisi. Per gli Ermellini, come riportato dal sito specializzato Cassazione.net, i motivi del ricorso sono pienamente fondati. A tal riguardo, la Suprema Corte ha ricordato che la condotta illegittima e il dolo specifico non possono essere scriminati dal pretesto di voler documentare un disservizio o una situazione lavorativa critica, dal momento che la diffusione incontrollata di immagini così sensibili lede irrimediabilmente la dignità e la reputazione del minore coinvolto. «Si tratta di una pronuncia fondamentale per la tutela della privacy e dell'incolumità morale delle persone più vulnerabili», commenta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. «Le legittime denunce sindacali o sulle condizioni dei luoghi di cura e assistenza devono seguire i canali istituzionali e legali preposti. Utilizzare e diffondere i video di soggetti fragili o minorenni durante momenti di profonda sofferenza per tali scopi rappresenta una grave violazione della legge penale che non può trovare alcuna giustificazione».

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