Cancellata dalla Legge di Stabilità l’esenzione per i costi di notifica per le cause di valore inferiore a 1.033 euro e quindi anche per i ricorsi alle multe innanzi al Giudice di Pace

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D’ora in avanti, se la Legge di Stabilità dovesse essere confermata dall’ultimo passaggio alla Camera, sarà un lusso ricorrere verso una multa ingiusta o illegittima o per farsi riconoscere un credito inferiore a 1.033,00 euro.
Dopo l’introduzione del contributo unificato nelle controversie inferiori a 1.100,00 euro da parte dell’ultimo governo Berlusconi - che nel corso soli 4 anni da essere esente è lievitato dai 30 euro ai 43 euro attuali con ulteriore ritocco fissato a ben 47 euro a partire dal prossimo 1 gennaio - i governi succedutisi pur aumentandolo gradualmente avevano avuto il “pudore” di lasciare esenti le spese di notifica per questi processi di valore modesto per non aggravare la cittadinanza anche di questi costi che altrimenti avrebbero nei fatti dissuaso il ricorso alla giustizia non solo per le controversie di poco conto, ma soprattutto contro le multe ingiuste elevate dagli enti locali e dalle forze di polizia stradale.
Dal primo gennaio, invece, il Governo Renzi ha ben pensato di affliggere ulteriormente i cittadini obbligando al pagamento anche le notifiche con gli ufficiali giudiziari nelle cause e nelle attività conciliative in sede non contenziosa davanti al giudice di pace, di valore inferiore a 1.033 euro (contro gli attuali 46 euro di contributo unificato): si tratta di spese di spedizione e indennità di trasferta che comunque avranno un carattere dissuasivo per qualsiasi cittadino che vorrà, per esempio, ricorrere avverso una multa ingiusta anche se d’importo inferiore ai 100 euro e così preferirà pagarla piuttosto che spendere altre decine e decine di euro per poter accedere alla Giustizia e vedersela annullare.
La norma è inserita nella manovra di fine anno, approvata sabato scorso (con la fiducia) dal Senato, dopo già la prima approvazione della Camera. Ora il testo di legge (che ha subìto delle modifiche a palazzo Madama) dovrà fare un secondo (e formale) passaggio nell’aula dei deputati per diventare definitivamente legge.
Un nuovo balzello a dir poco ingiusto e che è attuato sulla falsariga del concetto antidemocratico e contro-Giustizia che più si aumentano i costi delle cause e meno cittadini ne faranno, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che auspica un ripensamento dell’ultima ora, rivolgendo un appello al Presidente del Consiglio Renzi e al Ministro della Giustizia Orlando affinché stralcino questa misura che costituirebbe l’ennesimo scempio ed uno schiaffo in faccia agli italiani di uno Stato che non è più garante del sacrosanto diritto alla difesa cristallizzato nell’articolo 24 della Nostra Costituzione.
 

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