Caccia. La strage degli innocenti che si ripete ogni anno. Migliaia di cacciatori italiani ed europei "migrano" nei Paesi dell'Est come Romania e Ungheria dove i controlli sono pari a zero.

Cacciatore italiano in Romania

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Fiera ed impettita, attorniata da decine e decine di cadaveri di uccelli, appare sulle fotografie postate sui social network l’ultima generazione dei cacciatori nostrani di rientro da un week end in uno dei Paesi dell’Est dove sono incentivati i viaggi per la caccia. Vere e proprie ecatombe senza alcun controllo al solo scopo di uccidere decine se non centinaia di anatre ed altre specie di volatili anche protette, che abbondano, non si sa ancora per quanto, nelle paludi e nei boschi in particolare di Romania ed Ungheria.
Perché se alcuni dati europei arrivano ad azzardare l’abbattimento di 102 milioni all’anno sulle 82 specie cacciabili in Europa, non è dato conoscere in alcun modo quali siano i “carnieri” dell’Europa dell’Est, ovvero quelli della Bulgaria, Romania e Ungheria (tutti e tre ora nell’UE), Bielorussia, Russia, Ucraina e tutti gli Stati dell’ex-Jugoslavia.
Alla luce di tale grave carenza, Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si chiede se le autorità europee, almeno per i nuovi paesi membri interessati da questo macabro sport abbiano avviato procedure di controllo perché da quanto è dato sapere sono ancora migliaia i cittadini dell’Unione Europea con la passione per la caccia che sono soliti “migrare” in questi paesi per la facilità con cui è possibile compiere carneficine di portata straordinaria senza alcun riguardo alla normativa UE a partire dalla direttiva 79/409 che individua le specie cacciabili.
 

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Cacciatore italiano in Romania

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