Allarme sanità: il parlamento UE approva il piano anti-carenza
Servono 1 milione di operatori in Europa, crisi profonda anche in Italia. Approvata a Strasburgo la relazione sul piano strutturale per la forza lavoro sanitaria. Il provvedimento punta a incrementare gli organici, istituire tutele sul lavoro e riconoscere le professioni sanitarie come usuranti. In Italia il sistema è al collasso: mancano già decine di migliaia di infermieri e medici

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I sistemi sanitari del continente rischiano il collasso sotto il peso di un'emergenza demografica e occupazionale senza precedenti. Per far fronte a questa minaccia, il Parlamento europeo ha approvato la relazione “An EU health workforce crisis plan”, presentata dagli eurodeputati Loucas Fourlas e Ruggero Razza. Il documento definisce una strategia strutturale che impegna le istituzioni ad aumentare di almeno un milione di unità la forza lavoro sanitaria europea nel ciclo di bilancio compreso tra il 2028 e il 2034. Le stime europee descrivono uno scenario drammatico: l'Europa si scontra già con una previsione di circa 950.000 operatori sanitari mancanti entro il 2030, un dato che rischia di superare i 4 milioni se si include il settore dell'assistenza a lungo termine. L'Italia riflette perfettamente questa emergenza paneuropea. Il sistema sanitario nazionale affronta una crisi profonda e strutturale: secondo i dati della Corte dei Conti, si registra una carenza cronica di almeno 60.000 infermieri, posizionando il Paese ben al di sotto della media europea per numero di professionisti rispetto agli abitanti. Il progressivo invecchiamento del personale, con il 30% dei medici europei e il 18% degli infermieri che ha già superato i 55 anni, si traduce in Italia in turni massacranti, un aumento esponenziale dei casi di burnout e fughe verso il settore privato o l'estero. Il piano d'azione approvato dal Parlamento Europeo introduce linee guida chiare per restituire attrattività alle professioni sanitarie e difendere i sistemi di welfare nazionali: Richiesta alla Commissione europea di un piano d'azione coordinato, sostenuto da un incremento dei fondi UE dedicati alla sanità nel prossimo. Introduzione di parametri minimi e vincolanti per il rapporto medici/pazienti e infermieri/pazienti, azzerando i rischi legati a carichi di lavoro insostenibili. Riconoscimento formale dello status di "lavoro usurante" per le categorie sanitarie più esposte, con relative tutele previdenziali e assistenziali. Standard minimi per garantire la tutela psicologica dei professionisti, la limitazione dello straordinario e la protezione da violenze e aggressioni sul luogo di lavoro. Il voto favorevole del Parlamento europeo a Strasburgo sulla relazione per un piano contro la crisi del personale sanitario, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, segna un passaggio politico di rilievo, ma accende anche i riflettori sulle profonde lacune che gravano quotidianamente sui cittadini e sul Servizio Sanitario Nazionale: "L'approvazione a Strasburgo del piano anti-carenza per la sanità, che punta a inserire un milione di nuovi operatori entro il 2034, rappresenta un’importante presa di coscienza da parte dell'Europa di fronte a un collasso strutturale ormai evidente. Come associazione a tutela dei cittadini e dei malati, non possiamo che guardare con favore a proposte che mirano a garantire organici sicuri e a tutelare il benessere psicofisico dei professionisti sanitari. Tuttavia, il rischio concreto è che queste linee guida restino confinate in un libro delle buone intenzioni se non verranno tradotte con urgenza in riforme nazionali vincolanti e, soprattutto, in finanziamenti immediati ed extra-bilancio. I nostri ospedali e i pronto soccorso sono svuotati, le liste d'attesa sono interminabili e il diritto costituzionale alla salute è costantemente sotto scacco. Chiediamo che l'Italia recepisca questo forte segnale europeo smettendo di fare cassa sulla sanità pubblica e sbloccando subito i tetti di spesa per le assunzioni. Senza medici e infermieri valorizzati e tutelati, il sistema è destinato a crollare e a pagarne il prezzo saranno, come sempre, le fasce più deboli della popolazione".
