Allarme antrace nel Parco del Virunga: strage di ippopotami e rischio per l'uomo
Nuovo focolaio nella Repubblica Democratica del Congo. Le autorità temono la trasmissione alle comunità locali, già provate dall'epidemia di Ebola. Lo Sportello dei Diritti: «Alto rischio di contagio umano, l'emergenza è aggravata dai conflitti sul territorio»

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L'allarme è scattato a metà settembre, quando i residenti dell'enclave di Vitshumbi hanno notato insolite carcasse galleggiare nel fiume Semuliki, a ovest del parco. I test di laboratorio hanno successivamente confermato la causa dei decessi: si tratta di antrace (carbonchio), un'infezione letale causata dal batterio Bacillus anthracis.In circa un mese sono morti almeno 28 ippopotami. La perdita è enorme per il Virunga – il parco nazionale più antico d'Africa – dove l'ultimo censimento contava circa 2.700 esemplari. Gli esperti ricordano che questi animali agiscono come veri e propri "ingegneri dell'ecosistema": il loro declino rischia di alterare drasticamente i flussi di nutrienti tra la terra e l'ambiente acquatico. I focolai di antrace non sono purtroppo una novità nell'area e tendono a ripresentarsi nei periodi di forte siccità. Quando i pascoli scarseggiano, gli erbivori brucano più vicini al terreno e si ammassano nei pressi delle poche fonti d'acqua rimaste. Questo comportamento aumenta drasticamente l'esposizione alle spore della malattia, capaci di sopravvivere nel suolo per decenni. Già nel 2025 un'epidemia simile aveva ucciso 65 ippopotami nello stesso parco. La preoccupazione principale, oltre alla conservazione della fauna, riguarda la salute pubblica. Le autorità temono che il batterio possa trasmettersi alle comunità locali, già colpite da una grave epidemia di Ebola. La direzione del parco ha avvertito che l'antrace può essere trasmesso all'uomo attraverso il contatto diretto con le carcasse infette o tramite il consumo di carne contaminata proveniente dal bracconaggio. Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, lancia un appello internazionale affinché la crisi sanitaria non venga ignorata a causa del conflitto: la combinazione tra minaccia biologica, epidemie pregresse e armi rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria senza precedenti per la popolazione civile della regione.
