Alimenti per neonati ai metalli pesanti: Nestlé e Gerber citate in giudizio in Texas
Il Procuratore Generale accusa le aziende di aver ingannato i genitori. Lo “Sportello dei Diritti” segue gli sviluppi del caso: livelli di arsenico, cadmio e piombo oltre i limiti
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- Data: 14.10.26
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Nuova bufera giudiziaria sul settore degli alimenti per l'infanzia negli Stati Uniti. Nestlé e la sua filiale statunitense Gerber sono state ufficialmente citate in giudizio dal Procuratore Generale del Texas, Ken Paxton. L'accusa formale è quella di aver ingannato i genitori texani, commercializzando pappe per bebè contenenti livelli di metalli pesanti tossici ampiamente superiori ai limiti consentiti dalla legge. La causa è stata depositata venerdì scorso presso il tribunale distrettuale della contea di Collin, in Texas. Secondo l’atto di citazione (di cui ha preso visione l'agenzia AWP), Gerber avrebbe utilizzato, tra il 2017 e il 2019, ingredienti altamente contaminati:
• Arsenico: rilevato nella farina di riso in quantità nove volte superiore al consentito.
• Cadmio: presente nelle carote in misura 17 volte superiore ai limiti normativi.
• Piombo: riscontrato nelle patate dolci con un tenore dieci volte superiore alla norma.
Dall'atto d'accusa emerge inoltre che l'azienda avrebbe testato raramente i prodotti per verificare la presenza di mercurio, preferendo analizzare i singoli ingredienti piuttosto che i prodotti finiti. Una pratica, questa, che secondo l'accusa avrebbe portato a sottovalutare sistematicamente l'effettivo carico di metalli pesanti nelle pappe destinate ai neonati. I precedenti non mancano: nel 2021 un laboratorio statale aveva già rilevato livelli di arsenico troppo elevati in due campioni di cereali a base di riso Gerber, segnalando il caso alla Food and Drug Administration (FDA). Nonostante l'allarme, Gerber non ha mai avviato un richiamo dei prodotti dal mercato.Il Procuratore Generale ha chiesto al tribunale di imporre a Nestlé l'obbligo di testare i prodotti finiti e di rendere i risultati pubblici e accessibili ai consumatori, oltre alla restituzione dei proventi derivanti dalla vendita di tali prodotti illegali. Sul caso è intervenuto Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione da sempre in prima linea per la tutela della salute dei consumatori, il quale sottolinea la gravità delle accuse e l'importanza di fare totale chiarezza sulla sicurezza dei prodotti alimentari importati o distribuiti su scala globale. Al momento, non è ancora stato possibile ottenere una presa di posizione ufficiale da parte dei portavoce di Nestlé e Gerber.
