Abbattiamo il Regina Pacis a San Foca di Melendugno (Lecce): la saracinesca sul mare che cancella ancora l'orizzonte. No all'hotel a "5 stelle". Appello alla curia, proprietaria della struttura, al comune di Melendugno e alla famiglia Semeraro. Lo "Sporte

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È una notizia che fa accapponare la pelle quella secondo cui quell’ecomostro sul litorale tra San Foca e Torre dell’Orso a Lecce che è considerato ormai come un “lager” in rovina, il famigerato Regina Pacis che di “pacis” ha solo il nome, sarà trasformato in albergo di lusso a 5 stelle, 214 posti letto in 50 camere più residenze turistiche, più piscina che lambisce la recinzione, più seminterrato.
Le conferme sono arrivate direttamente dal sindaco di Melendugno, comune su cui insiste la struttura e che in mattinata nel corso di un’intervista ha dettagliato anche l’insieme dell’operazione che porterebbe nelle casse del comune ben 250.000 euro mentre in quelle della curia di Lecce, proprietaria della struttura, quella che è già considerata da tanti come una cifra irrisoria di circa 750,00 euro a fronte dell’inestimabile valore dato solo dal luogo cui è situato il grande complesso.
Vale la pena solo ricordare, che il colosso di cemento, utilizzato sino a qualche anno fa come Centro di Permanenza Temporanea per migranti e quindi destinato a restare nelle cronache nere come una macchia indelebile sul significato di accoglienza che i salentini hanno da sempre espresso, rappresenta da decenni un pugno nell’occhio per tutti i cittadini che percorrono la litoranea adriatica.
Al di là delle cifre, Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta l’attenzione sul significato sociale che rappresenterebbe la trasformazione di un edificio che oltreché rappresentare un’obbrobriosa “saracinesca” sul mare in un punto ameno del litorale adriatico, riporta un significato storico culturale assolutamente negativo per la collettività salentina, tanto da ribadire la necessità del definitivo abbattimento della struttura perché non è con la realizzazione di alberghi di lusso che si dimostra di ambire allo sviluppo della propria terra, ma con la dimostrazione di una cultura sociale avanzata che sà condannare i gravi errori del passato, come quello di aver consentito l’esistenza sul proprio territorio di un vero e proprio “lager” per migranti, colpevoli, solo di essere in uno stato di clandestinità.
Per tali ragioni riteniamo necessario rivolgere un accorato appello alla curia arcivescovile di Lecce nella persona di Sua Eccellenza Monsignor D’Ambrosio, dell’amministrazione comunale di Melendugno, in quella del sindaco Marco Potì, e alla famiglia Semeraro affinché, facciano tutti un passo indietro.
In caso contrario, al fine di sensibilizzare le parti in causa, ed in primis l’arcivescovo, riteniamo utile lanciare una mobilitazione nei confronti di tutte le associazioni ambientaliste, i comitati, partiti politici e semplici cittadini che vogliono far tornare fruibile alla collettività, dopo decenni e decenni, quella porzione di litorale salentino per far rimuovere per sempre quell’ecomostro che tanto dolore e tragedie umane ci ricorda con la sua inesorabile presenza.
 

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