Esiste una connessione tra il troppo zucchero e l’Alzheimer. La patologia potrebbe essere più aggressiva, con sintomi più accentuati. A rivelarlo uno degli ultimi studi americani sulla malattia

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L'insorgenza e lo sviluppo di una delle malattie degenerative più terribili, l'Alzheimer, potrebbe essere in connessione con l'eccesso di zucchero. Ad evidenziarlo, un recentissimo studio dei ricercatori dello statunitense National Institute on Aging (NIA), una divisione dell'NIH (National Institutes of Health, in italiano Istituto Nazionale della Salute), che Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti, associazione che, tra le molteplici sue attività, da anni si occupa anche della divulgazione delle più significative scoperte in campo scientifico e medico, ritiene utile far conoscere per le implicazioni che potrebbe avere nella cura di questa patologia. Gli scienziati, che hanno confrontato i cervelli post-mortem di pazienti deceduti con tale malattia e soggetti deceduti senza demenza hanno sottolineato le evidenti differenze del tessuto cerebrale tra chi è stato colpito dall'Alzheimer, che risulta ben diverso e modificato dall'eccessiva presenza di glucosio rispetto a coloro che non ne erano affetti. Nel dettaglio, i pazienti colpiti da Alzheimer presentavano un eccesso di zucchero nelle zone colpite dalla malattia in quanto non riuscivano a portare a termine il processo di glicolisi. In buona sostanza, chi è affetto da questa patologia ha maggiori difficoltà a trasformare il glucosio in energia. Gli studiosi hanno notato che il processo di glicolisi è maggiormente compromesso quando il disturbo è già in stato avanzato. Come evidenziato dal dottor Madhav Thambisetty, tra gli autori della ricerca, i risultati ottenuti sono molto importanti perché portano ad analizzare un nuovo meccanismo - ovvero la glicolisi - come possibile bersaglio di nuove terapie anti Alzheimer. 

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