Epidemia di colera in Kenia segnalata anche dal Ministero della Salute. OMS: Nessuna restrizione per i viaggiatori e i commerci. Lo "Sportello dei Diritti" a turisti e viaggiatori: fare attenzione a cibi e bevande

Tutela della salute

25/07/2017
via caracciolo

Il Kenia è uno dei paesi africani più frequentati dagli italiani e pertanto lo “Sportello dei Diritti” ritiene utile segnalare la permanenza di un’epidemia di colera come riportato da una circolare del 21 luglio scorso del Ministero della Salute italiano ed in particolare dal Dipartimento Generale della Prevenzione Sanitaria – Ufficio 5 Prevenzione delle Malattie Trasmissibili e Profilassi Internazionale. Dall’inizio del 2017, il Kenya è colpito da un aumento dei casi di colera. La prima epidemia di colera segnalata nel 2017 si è verificata nella Contea del Fiume Tana. L’epidemia è iniziata il 10 ottobre 2016 ed è stata messa sotto controllo ad aprile 2017. Una seconda ondata di epidemie di colera è iniziata nella Contea di Garissa il 2 aprile 2017 ed è stata segnalata successivamente in altre nove contee incluse Nairobi, Murang’a, Vihiga, Mombasa, Turkana, Kericho, Nakuru, Kiambu, e Narok. L’epidemia ha colpito la popolazione e i campi di rifugiati. Nella Contea di Garissa, l’epidemia colpisce principalmente i campi di rifugiati di Dadaab, e casi e decessi sono stati segnalati dai campi di Hagadera, Dagahaleh, e IFO2. Anche nella Contea di Turkana, l’epidemia sta colpendo i campi di rifugiati di Kakuma e Kalobeyei. Oltre all’epidemia segnalata nella popolazione, ci sono stati due focolai limitati di colera nella Contea di Nairobi. Uno si è verificato fra i partecipanti ad una conferenza in un hotel di Nairobi il 22 giugno 2017. In totale sono stati trattati 146 pazienti associati a questo focolaio in diversi ospedali di Nairobi. Un secondo focolaio si è verificato alla Fiera del Commercio Cinese che si è tenuta a KICC Tsavo Ball fra il 10 e il 12 luglio 2017. Sono stati segnalati 136 casi e un decesso. Attualmente, l’epidemia è attiva in due contee, Garissa e Nairobi. Alla data del 17 luglio 2017, dal 1 gennaio 2017, sono stati notificati 1216 casi sospetti inclusi 14 decessi (tasso di mortalità: 1,2%). Nella settimana terminata il 16 luglio 2017, sono stati segnalati 38 casi in totale senza alcun decesso. Centoventiquattro casi in totale sono risultati positivi ai test per Vibrio cholerae effettuati nel laboratorio di referenza. Nella settimana terminata il 25 giugno 2017, 18 campioni su 25 sono risultati positivi per Vibrio cholerae Ogawa ai test colturali effettuati presso il Laboratorio Nazionale di Sanità Pubblica di Nairobi. I principali fattori causali dell’attuale epidemia includono l’elevata densità della popolazione che porta alla propagazione e diffusione della malattia, eventi di massa (una festa di nozze tenutasi a Karen e in un hotel durante una conferenza internazionale), scarso accesso all’acqua potabile e ad adeguati servizi igienici e i massicci movimenti della popolazione all’interno del paese e con i paesi confinanti. Da dicembre 2014, la Repubblica del Kenya è stata soggetta a continue epidemie di colera di grandi dimensioni, con un totale cumulativo di 17 597 casi segnalati (10 568 casi segnalati nel 2015 e 6448 nel 2016). Il paese ha attivato la task force nazionale per coordinare le attività di risposta all’epidemia. Da gennaio 2017, l’OMS e altri partner stanno fornendo supporto tecnico al paese per il controllo dell’epidemia. Il paese preparerà un piano di risposta focalizzato sugli interventi preparatori per evitare l’ulteriore diffusione dell’epidemia. L’ufficio paese dell’OMS modificherà il mandato del proprio staff e degli esperti inviati a Nairobi per la gestione degli effetti post El Niño nel Corno d’Africa per supportare un rapido controllo di questa epidemia. L’OMS inoltre supporterà le cinque contee più a rischio nel coordinamento delle attività di sorveglianza e risposta. I partner che operano sul campo si sono impegnati a fornire supporto alle attività di risposta, fra cui sostegno all’assistenza sanitaria di base e alla mobilizzazione sociale da parte del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF). Il colera è un’infezione enterica acuta causata dall’ingestione del batterio Vibrio cholerae presente in acque e alimenti contaminati dalle feci. È legata principalmente ad un insufficiente accesso all’acqua potabile e ad adeguati servizi igienici. Il colera viene sempre considerato una malattia infettiva potenzialmente grave e può causare un’elevata morbilità e mortalità. Ha la capacità di diffondersi rapidamente, in base alla frequenza di esposizione, alla popolazione esposta e al contesto. Le epidemie di colera sono state segnalate nella Repubblica del Kenya ogni anno con epidemie cicliche di grandi dimensioni ogni cinque-sette anni. Il rischio dell’attuale epidemia è stato valutato elevato a livello nazionale e regionale e moderato a livello globale. L’epidemia si è verificata nel contesto di una siccità sub-regionale, di conflitti e stato di insicurezza che colpisce il Corno d’Africa. Inoltre, l’epidemia sta colpendo la città di Nairobi, la capitale, che è densamente popolata e due campi di rifugiati (Kakuma e Dadaab) con massicci movimenti di popolazione all’interno del paese e con i paesi confinanti. Le precedenti epidemie di grandi dimensioni nella Repubblica del Kenya sono originate in contesti simili, ed è elevato il rischio di propagazione del colera all’interno dell’area colpita e ad altre parti del paese. Il paese ha identificato una limitata capacità di risposta e basso accesso all’acqua potabile. Esiste l’opportunità di implementare misure di preparazione precoce e risposta per contenere l’epidemia e prevenire la sua diffusione. Gli attuali focolai legati ad attività di massa pongono ulteriori rischi di sicurezza alimentare ed evidenziano la necessità di effettuare l’ispezione sanitaria nei ristoranti e negli hotel. L’OMS raccomanda di migliorare la tempestività con cui le contee e le strutture sanitarie individuano precocemente e rispondono ai focolai di colera, così come di rafforzare il coordinamento e l’approccio multisettoriale. Inoltre, dovrebbero essere migliorate le misure igieniche nelle famiglie, nei ristoranti, negli hotel, nei campi di rifugiati e nelle strutture sanitarie e dovrebbero essere rafforzati gli interventi di sicurezza alimentare. L’OMS non raccomanda alcuna restrizione dei viaggi o del commercio con il Kenya in base alle informazioni attualmente disponibili. Tuttavia, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, invita coloro che si recano nel Paese dell’Africa Orientale a prestare la massima attenzione a ogni cibo e bevanda consumata per evitare la possibilità di contagio.

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