Cinque mesi per un’elettromiografia, ma se paga 80 euro si fa in due giorni. Il paziente va su tutte le furie e sfoga il suo disappunto in televisione.

ingresso reparto ospedale

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La notizia è di questi giorni e si riferisce al servizio andato in onda su Tr News giovedì 9 ottobre, nel quale il direttore ha ospitato lo «sfogo» di un telespettatore che ha bollato come «schifo» il servizio Alpi, a pagamento, della Asl.
Il telespettatore inorridisce di fronte alla possibilità offerta a una fetta di cittadini, i quali preferiscono (ma a volte sono costretti) pagare un ticket all’Alpi, all’ attività libero-professionale intramoenia, dei medici specialisti, piuttosto che attendere il proprio turno nelle liste di attesa del Cup.
Termo che questo signore non conosca il sistema Alpi e protesta contro tutto e tutti. Qualcuno deve pur spiegargli come funziona la sanità, anche perché egli stesso ha chiesto di «fare chiarezza su questo schifo». Non mi pare giusto andare in televisione, sparare a zero contro un sistema che non si conosce, sollevare il polverone e magari ottenere alla fine il proprio ristoro.
Vorrei dire all’«indignato» che non ci vedo niente di «assurdo» nella mission di Alpi. Anzi. L’assurdità c’era prima che il ministero si decidesse a «cancellare» la vergogna (questa sì), dei medici che ricevevano i clienti nel proprio studio, fino all’anno scorso, a suon di centinaia di euro. Il più delle volte senza uno straccio di ricevuta e utilizzando l’infermiera dell’ospedale.
Oggi il sistema non è perfetto ma controlla tutti gli 800 medici Asl e regolamenta le parcelle e la ripartizione degli utili.
Tornando al paziente che ha riferito, furente, che l’esame di “elettromiografia” era urgente. Ma allora perché il suo medico di base non ha crociato la lettera U sulla ricetta? Il Cup non lo avrebbe relegato a febbraio 2015, ma entro 3 giorni. Probabilmente racconta circostanze non vere e fuorvianti che inducono poi noi giornalisti a schierarci dalla parte di un soggetto che non è poi tanto «debole» o sprovveduto.
C’è di più. Quando l’impiegato del Cup gli ha prospettato che avrebbe potuto effettuare l’esame entro pochissimi giorni in Alpi (con lo stesso medico e con la stessa strumentazione), al costo di 80 euro, egli dice di aver preferito andare a pagare non si capisce dove e soprattutto a quale prezzo. Era fuori di sé perché non riusciva ad accettare che un professionista possa visitare in uno studio messo a disposizione dalla Asl, fuori dell’orario di servizio e a prezzi controllati. Sono opinioni rispettabili, ma che non sono condivise da tutti.
Quando smetteremo di pretendere tutto a tutti, gratis e veloce? Semplicemente si è cercato di dare le priorità alle richieste. Sono previste le prestazioni U (urgenti entro 3 giorni), B (brevi entro 10 giorni) e D (differibili entro 30 giorni). Non ha ragione di indignarsi chi per un esame non prioritario viene prenotato per febbraio 2015 e se la prende con l’Alpi. Le risorse aggiuntive che avevano accorciato le liste di attesa, sono terminate a giugno scorso. Adesso gli operatori (radiologi, medici e tecnici) non lavorano gratis. E non è una novità.
Dimenticavo, il sistema sanitario italiano è il terzo al mondo in termini di efficienza, alle spalle di Singapore e Hong Kong e davanti a Giappone, Corea del Sud e Australia. E’ quanto emerge dalla classifica stilata dall’agenzia americana Bloomberg che ha elaborato i dati forniti da Banca Mondiale, Fmi e Oms. La Francia si posiziona ottava, il Regno Unito decimo, mentre gli Stati Uniti arrancano nelle retrovie, al 44° posto. Cesare Mazzotta


Il servizio trasmesso da Telerama:
Sanità: pagare per poter "scalare la lista d'attesa" una lista d'attesa. E’ legale, si chiama intramoenia, ma un telespettatore denuncia l'assurdità del meccanismo e le liste ancora lunghissime.
9 ottobre 2014 Cronaca
UGENTO- “Chiedo di fare CHIAREZZA su questo SCHIFO!!! presso gli organi competenti“.Così si chiude la lettera con la quale un telespettatore ci chiede di intervenire. E, come nella maggior parte dei casi che ci vengono segnalati, tanto ardore è riservato alle vicende che riguardano la sanità. Lui è un cittadino di Ugento: si è recato presso il CUP dell’Ospedale di Casarano per prenotare una Elettromiografia alla gamba e gli è stato detto che la prima data utile per effettuare l’esame sarebbe stata nel FEBBRAIO 2015. Lui ha risposto che si trattava di un esame urgente e che quindi lo avrebbe fatto privatamente, pagando. E allora l’impiegato gli ha detto che, pagando 80 euro, avrebbe potuto farlo anche lì, in ospedale, dopo qualche giorno.
Il signore, per principio, ha deciso infine di farlo privatamente (“Pagare per pagare,vado dove dico io”). Ma ci pone l’interrogativo. Anzi gli interrogativi: “Se avessi accettato di fare l’esame pagando 80 EURO al CUP, il professionista che mi doveva visitare e fare l’esame, non era un dipendente pubblico del SSN?
- la strumentazione che doveva usare, non era quella dell’ Ospedale di Casarano?
- E’ questa la Sanità pubblica che dovrebbe curare i cittadini che pagano profumatamente le tasse a questo STATO?”.
La risposta a tutte le domande, per quanto assurdo sembri, è sì.
È l’intramoenia, l’attività libero professionale. Prevede proprio che un medico, in orario extra, eroghi prestazioni in ospedale, utilizzando le strutture ambulatoriali e le strumentazioni diagnostiche pubbliche. Parte del compenso va poi alla Asl. Posto che, nel caso specifico del telespettatore, bisogna verificare che il medico curante che ha prescritto l’esame abbia scritto “Urgente” sulla ricetta -perchè questo obbliga a fissare l’esame entro 72 ore- resta in piedi anche il problema delle liste d’attesa. Vero è che la Asl di Lecce vi ha dato una netta sforbiciata erogando prestazioni anche in notturna ma, evidentemente, ancora non basta.
 

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